Frattura del polso

Rottura del polso, cure e riabilitazione.

 

La frattura del polso colpisce in maniera particolare le donne nel periodo post-menopausale. Solitamente si verifica in seguito ad una caduta sul polso flesso, portando il radio (l’osso più largo nel polso) a collassare su sé stesso e a piegarsi. Per questo motivo una frattura di Colles determina l’accorciamento del radio.

Normalmente, ad una visione laterale, il radio è angolato di circa 10 gradi rispetto alle altre ossa del polso, mentre ad una visione frontale il radio e l’ulna hanno più o meno la stessa lunghezza.

Ci sono alcuni fattori da tenere in considerazione nel trattamento di questa frattura:

- L’età, il livello di attività del paziente, le condizioni di salute generale
- La dominanza o meno della mano interessata
- La scomposizione della frattura
- Il coinvolgimento della superficie articolare
- La comminuzione della frattura (cioè la presenza di molti frammenti)
- Il grado di osteoporosi
- Il coinvolgimento della cartilagine di accrescimento (nei bambini)
- La concomitanza di altre lesioni (per esempio di nervi, cartilagine, legamenti)
- La stabilità della frattura
- I rischi di un eventuale intervento chirurgico

Trattamento
Lo scopo è mantenere l’osso del polso fratturato in una posizione che permetta la guarigione (solitamente con un tutore gessato per 6 settimane) ed evitare qualsiasi complicanza durante il periodo di immobilizzazione. Se la frattura è scomposta, può rendersi necessaria una manovra di riduzione incruenta, che si ottiene trazionando e piegando contemporaneamente il polso. Se la frattura è molto instabile, tuttavia, bisogna prendere in considerazione altre possibilità per stabilizzare la frattura, cioè la riduzione cruenta (che si ottiene con un intervento chirurgico).

Queste alternative sono:
Le placche
Le viti
I fili di acciaio
I fissatori esterni
Il trapianto di un frammento di osso prelevato dall’anca
Il cemento sintetico

Talvolta bisogna saper accettare un minimo grado di deformità, anche perché si è visto che questo non interferisce con una guarigione completa e soddisfacente. Il movimento del polso deve essere concesso solo quando la frattura è guarita. Come sempre avviene, bisogna valutare i pro ed i contro dell’intervento chirurgico rispetto al trattamento conservativo, e questa è una decisione che richiede una certa esperienza da parte dell’ortopedico.

Tutore gessato
Il/la paziente deve ben tollerare il tutore gessato; se questo da molto fastidio nonostante l’elevazione dell’arto o l’assunzione di anti-infiammatori, oppure se viene percepito come troppo stretto, allora bisogna rivolgersi subito all’ortopedico, per evitare complicanze di tipo neuro-vascolare.

Se la frattura è instabile, diventa necessario eseguire una radiografia dopo circa 5-7 giorni dall’evento traumatico, per accertarsi che non si siano verificati ulteriori spostamenti. Molto spesso i pazienti pensano che queste radiografie servano per valutare la guarigione della frattura; dopo questo minimo lasso di tempo, tuttavia, non è possibile osservare segni di consolidazione della frattura.

Dopo la rimozione del tutore
Dopo la rimozione del tutore il/la paziente deve recuperare la mobilità delle articolazioni e, per ottenere ciò, deve eseguire quotidianamente esercizi per il polso e le dita, oltre ad esercizi di rinforzo muscolare stringendo una pallina in gommapiuma.

Non raramente capita di avere dei disturbi al polso per alcuni mesi, soprattutto sul versante dell’ulna (quello più lontano dal pollice), che tendono a migliorare nel tempo.

Non bisogna assolutamente fare sport o sollevare dei pesi per 6 settimane dopo la rimozione del tutore, e non bisogna ritornare a guidare la macchina fino a quando non si è in grado di ruotare completamente e bruscamente il volante, come in caso di emergenza.

Complicanze
- Gonfiore della mano – il tutore è troppo stretto
- Difetti di guarigione – accorciamento, angolazione
- Algodistrofia
- Intrappolamento nervoso, per esempio la sindrome del tunnel carpale
- Rotture tendinee
- Artrosi